Il Mostro Russo: fake news o realtà?

Il termine <<Fake news>> oggi è all’ordine del giorno e sempre più viene utilizzato per rimarcare una notizia falsa. Molte notizie messe in circolo da diverse testate giornalistiche del “sistema Occidentale” hanno per anni creato una certa visione della zona Orientale del nostro emisfero, in particolare della Russia.

Le notizie su questo immenso paese hanno sempre una nota di terrore, come se fosse il male del mondo, con l’esplicito intento di creare paura e avversione verso un paese che fino a prova contraria, è l’unico a combattere in maniera netta e decisiva il terrorismo. Per comprendere però meglio questo paese, quindi dare una visione che non sia <<per sentito dire>>, ma direttamente vissuta in prima persona riporteremo di seguito una parte dell’intervista di un docente italiano che la Russia l’ha vissuta per diversi anni. Questo perchè per capire una cultura bisogna conoscerla, viverla e soprattutto avere l’umiltà di non pensare che la propria sia la migliore.

Il Sig. Felice Catasta ha vissuto L’Unione Sovietica fino al suo discioglimento, come docente della scuola italiana. Riportiamo di seguito il nostro incontro con lui…

“…

Sig. Catasta, intanto volevo ringraziarla da parte mia e del Blog carlochiariglione.com per la disponibilità che ci ha dato e per il suo contributo nel raccontarsi.

 

“Grazie a voi per la pazienza nell’ascoltarmi!”

Mi racconti un po’ la sua esperienza e perché si trovava in Russia?

 

“Dunque nel 1976 fui nominato dal Ministero degli Affari Esteri italiano per andare ad occuparmi ed organizzare la scuola italiana a Mosca. La scuola è sorta su iniziativa del personale dell’Ambasciata. Questi ultimi avevano necessità di curare almeno l’istruzione di base dei propri figli, dato che si preferiva seguissero i genitori. Prima della nascita della scuola italiana, molti figli trovavano ospitalità nella scuola o francese o americana. Perciò, avvertito il bisogno di far nascere una nostra scuola il 9 Dicembre dello stesso anno, dopo il tempo necessario per tutti gli accreditamenti partii per Mosca con questo compito. Organizzai una piccola scuola, all’inizio erano circa 30-35 alunni di scuola elementare. Sono rimasto lì 14 anni, sino al 1990.”

Stiamo parlando quindi, per capire meglio a livello temporale, del periodo in cui l’URSS era ancora nel pieno del suo potere e della sua influenza, sino a dopo la caduta del muro di Berlino e quindi al suo discioglimento?

 

“Si, parliamo del periodo dell’URSS nel pieno del suo vigore, sino alla caduta del muro di Berlino che abbiamo vissuto proprio dall’interno.”

Qual era Sig. Catasta l’atteggiamento verso gli stranieri, c’erano delle preferenze culturali che i russi prediligevano al posto di altre, oppure era uguale per tutti?

 

“Generalmente c’era diffidenza nei confronti di tutti gli stranieri, probabilmente legato anche all’impostazione che l’Unione Sovietica aveva scelto, cioè quella di limitare le notizie, se non quelle che passavano attraverso organismi del sistema vigente. Possiamo dire che i primi contatti con gli occidentali si ebbero agli inizi dei primissimi anni ’70, prima di allora sostanzialmente non c’erano. Attraverso varie organizzazioni la gente iniziò ad incontrarsi. Si percepiva però proprio, come dire, il bisogno di evitare che il cittadino sovietico russo incontrasse liberamente quello dell’area occidentale. Tra i paesi occidentali, gli italiani erano quelli per cui il popolo prestava maggiore attenzione. Il cittadino comune quando sentiva la parola Italia immediatamente venivano fuori l’Opera o qualche riferimento culturale di livello. Per l’Italia c’era una particolare attenzione, si avvertiva. Se eravamo insieme in un bar con italiani, tedeschi, francesi, sicuramente quello a cui si rivolgevano prima era l’italiano.”

Questo cercare di non far incontrare i russi con gli occidentali, era dato da una paura che la società russa potesse desiderare un modello di vita Occidentale o dai conflitti che in quegli anni America e Russia portavano avanti?

 

“Credo che le due ragioni coesistano, in effetti c’era un po’ dell’uno e molto dell’altro. Dall’inizio dell’esperienza rivoluzionaria da Lenin in poi ci sono stati vari momenti. Ad esempio dall’inizio del secolo scorso i rapporti con l’Occidente erano molto più aperti, dopo la rivoluzione si ridussero moltissimo e per molto tempo ci fu una chiusura nei confronti dell’Occidente. Non esisteva quel fermento che quell’apertura all’inizio del secolo aveva dato, permettendo ad occidentali, anche italiani, di lasciare il segno in vari settori, come quello dell’architettura, dell’urbanistica e quant’altro.”

Lei pensa che il conflitto tra l’Occidente, principalmente con gli Stati Uniti d’America, sia dato dalla politica russa nel difendere la sua Sovranità e non piegarsi ad essere il vassallo dell’Occidente, e che questa resistenza stia comunque cambiando gli equilibri di forza?

 

“Assolutamente! C’è da parte dell’Occidente, per così dire, questa pretesa di determinare le sorti non soltanto della Russia ma dell’intero pianeta. Probabilmente l’aver dominato dal punto di vista culturale, economico, militare e via discorrendo, è chiaro che in qualche maniera ci abbia fatto credere di essere protagonisti delle sorti di tutti. Questa presunzione però, a mio avviso, è cambiata proprio dalla Caduta del muro di Berlino e con la crescita della Cina che ha spostato gli equilibri della scena Mondiale. Il periodo di transizione dall’URSS alla Russia attuale si è concluso con il secondo mandato di Putin, nel primo era ancora immerso nella problematica, ma con il secondo mandato si è accorto di essere alla guida di un paese che della propria identità andava e va’ fiero e che ha un valore che i russi hanno capito. Difronte a questa presa di coscienza la Russia di Putin dimostra di esserci, di avere le risorse per esercitare il proprio ruolo. Non voglio pensare che si riproponga la situazione della Guerra Fredda, non converrebbe a nessuno, anche se ci sono fatti che sembrerebbero riproporlo. L’auspicio personale è che non si ricada in quel baratro.”

Sembra però che le cose stiano andando diversamente. Lei sa che ai confini russi la NATO ha posizionato missili, senza che la Russia abbia minimamente minacciato nessuno? Se facciamo un passo indietro nella storia, la Russia è stata sempre attaccata, ad esempio nel 1618, poi nel 1718, poi con Napoleone nel 1818 e nel 1945 durante la Seconda Guerra Mondiale, tutte a circa un secolo di distanza…

 

“Su questo punto è doverosa una precisazione. Le date da lei elencate risultano vere storicamente, ma si trattava di tentativi d’invasione, per fortuna mai riusciti. Dall’altro lato la Russia, rispetto a tutti i popoli che hanno poi costituito l’Unione Sovietica, di invasioni all’interno del territorio sovietico ne ha fatte tante. Io ho avuto modo di sentire Polacchi, Ungheresi, Armeni, Ucraini, che pur ritenendosi “naschi brat’ia” (i nostri fratelli) riferendosi alle loro origini, nessuno ha mai dimenticato di essere stato invaso, occupato, della russificazione, della sovietizzazione. Vista a posteriori, i suoi errori politici rispetto ad altre nazioni li ha fatti anche la Russia, certamente tutto ciò veniva considerato come un fatto interno al proprio territorio e ai propri confini, quindi in un certo senso meno rilevante. Sicuramente sono fatti che bisognerebbe analizzare in maniera più specifica, ma ci sono stati, come da noi nell’interno della nostra Europa occidentalizzata, quante battaglie abbiamo combattuto l’uno contro l’altro. Oggi l’Europa vive un periodo di pace, non possiamo certo dire che non ci sono state altre guerre durante questo periodo, ma si spera continui anche se i segnali di oggi sono diversi. Io spero che dopo che tutti hanno mostrato i muscoli in qualche maniera comincino a trovare le tante parti d’interesse comune che è possibile ritrovare in tutti gli attori che si muovono intorno a questa situazione.”

In un mondo in cui le materie prime non sono eterne e iniziano a scarseggiare, e in cui un paese come la Cina cresce con dei numeri spaventosi, pensiamo ad esempio al suo PIL che cresce del 5% l’anno, con una popolazione di quasi un miliardo e mezzo di persone, la preoccupazione di un conflitto su larga scala è legittima secondo lei?

 

“Certo, condivido la sua preoccupazione, ma per natura sono una persona ottimista e credo che l’uomo non voglia andare verso la distruzione e che alla fine riuscirà ad evitarla. Questo non succederà per eventi miracolistici, ma a seguito di cambiamenti culturali che nel pianeta si iniziano ad intravedere.”

Lei parla di un cambio di paradigma nella cultura dell’uomo?

 

“Si, in un’espressione un po’ abusata, nel ritornare alle “Origini” dove il rapporto con il mondo, più appropriatamente con la Natura era più diretto e immediato. Certo, al giorno d’oggi quel tipo di rapporto è improponibile, ma l’atteggiamento di fondo sì. Questo è il punto fondamentale dove l’uomo dovrà spingersi per evitare la catastrofe.”

Ritornando alla Russia, lei ha citato Putin poco fa, esprimendo la sensazione che lui stesso abbia ritrovato l’identità del popolo russo. Crede invece che al contrario, l’Occidente la stia perdendo?

 

“E’ difficile rispondere a questa domanda. Se guardiamo all’apparenza sì. Dovremmo però, per affrontare meglio la domanda, riprendere un discorso da un po’ più lontano, da quando è nata la cultura occidentale e cioè nel V secolo a.C. dove la cultura greca fa una piccola sintesi, per poi arrivare a Roma che ne fa un’altra ad un livello diverso. La prima caratterizzata da un rapporto più intenso con la natura, la seconda con la legge, con l’amministrazione, le regole e la cittadinanza. Il tutto è poi passato dal recupero di movimenti, filosofie, modi di vivere di minoranze che sembravano contradditorie. Per citarne una ad esmpio il cristianesimo. All’inizio all’interno dell’Impero Romano che cos’era se non una minoranza, qualcosa di eretico quasi. Questa minoranza poi si è estesa conquistando buona parte dell’umanità fino all’arrivo delle contrapposizioni con il mondo Arabo. Questa contrapposizione, quel fermento, ha prodotto qualcosa, pensiamo ad esempio ai filosofi arabi, alla conoscenza dei numeri, cioè tutte quelle conoscenze, quelle tecniche e quella cultura del mondo arabo che hanno arricchito la cultura cristiano-cattolica. Pensi ad esempio alle culture diverse nella Divina Commedia o nel Rinascimento italiano. Il confronto, anche scontro a volte se vogliamo, ha portato sempre qualcosa di buono, il tutto è andato poi a consolidarsi come cultura Occidentale. Certe contrapposizioni è vero, hanno portato forti preoccupazioni, ad esempio con l’Islam e con tutte le estremizzazioni che si sono susseguite, con il quale l’Occidente non era più abituata a confrontarsi. Ma io credo che l’uomo sia in grado di superare, e la storia me lo fa pensare, certe realtà. E’ anche vero che il tempo ci vuole, però sono anche convinto che il tempo richiesto una volta per avere un passaggio epocale si sia ridotto grandemente. Uso spesso l’espressione “Compressione temporale”, cioè tutto il tempo che si riduce rispetto a cambiamenti significativi, in tutti i settori, da quello delle scienze naturali a quello delle scienze umane a quello della Politica. La nostra identità l’abbiamo dimenticata, dobbiamo solo ricordare da dove veniamo e chi siamo.”

La “Compressione temporale” che lei cita, può secondo lei essere data dall’atteggiamento dell’uomo nei confronti della tecnologia, cioè difronte al fatto che il mondo non segua più il tempo Umano ma rincorra quello tecnologico?

 

“Sono quelle persone che la tecnologia la vogliono utilizzare in maniera consapevole. Qui forse viene fuori il Docente che vorrebbe sempre far sì che nessuno strumento venisse utilizzato se prima non se ne ha una padronanza reale. Negli ultimi 60 anni la passività è aumentata, dalla quale però a mio avviso, l’uomo deve uscir fuori da solo. In un certo senso è come se dovesse purificarsi, in un modo che spero non sia mai catastrofico. Certamente il rischio che la tecnologia possa sovvertire lo “status” e diventare autonoma è presente. La mia dichiarazione di prima, in cui l’uomo troverà la forza di venirne fuori, è data anche dal mio essere cattolico credente, riferendomi alla Creazione, l’uomo fu l’ultimo ad essere creato e gli viene dato il compito di governare tutto il resto, e questo io credo che riuscirà sempre a farlo.”

Abbiamo un attimo divagato seppur su temi interessanti.

Ritornando a noi: cosa ne pensa di ciò che è successo in Ucraina, si aspettava che un governo legittimo potesse cadere così, e per quale motivo è caduto?

 

“In maniera sintetica per il gas, solo per questo. Tra le due nazioni, Russia e Ucraina, c’è tanto in comune, e non solo quella parte acquisita per forza, mi riferisco ai diversi elementi e modi di essere comuni. Oggi la preoccupazione di garantirsi risorse energetiche ha fatto fondere la situazione. Il passaggio della Crimea non so quanto sarà definitivo, credo sia qualcosa che deve trovare una codificazione.”

In merito a questo argomento, vorrei leggerle un passo dal libro del giornalista Giulietto Chiesa “PUTINFOBIA”, scrive l’autore: (…) L’assalto all’Ucraina del 2014 organizzato a Washington è stato un brutto risveglio per milioni di russi, con l’eccezione dei russi Russofobi che continuano a dormire, gli altri la grandissima maggioranza si sono ricordati di essere un popolo (…) Difronte a questa dichiarazione lei crede che la motivazione principale della caduta del governo Ucraino sia solo per il gas?

 

“Il gas è l’occasione, dietro ci sono sicuramente altre motivazioni, ad esempio l’ingresso dell’Ucraina nella NATO e nella Comunità Europea, e probabilmente l’interesse nel posizionamento di ulteriori missili sui confini russi. Se l’Ucraina non avesse manifestato il volere di passaggio all’Occidente la situazione, per così dire, non sarebbe stata presa in mano. Dal momento in cui hanno visto che il paese “Fratello” poteva diventare la base per minare l’esistenza della Russia è scattato l’intervento.

Durante la lettura del libro, mi ha colpito molto un termine che il giornalista utilizza come appellativo verso i russi che vorrebbero per il loro Stato un modello Occidentale; “Russofobi” è l’aggettivo in questione. Si legge nel libro che questo desiderio Occidentale ha una battuta d’arresto con il caso dell’Ucraina, cosa ne pensa in merito?

 

“In realtà è qualcosa che è cominciato prima.

Bisognerebbe risalire ai tempi di Krusciov, in qualche maniera era riuscito a far riprendere l’economia sovietica e l’agricoltura. I risultati però immaginati non riuscivano ad arrivare, ed è proprio in quel periodo, agli inizi degli anni ’70, che si inizia a manifestare il loro dissenso. Chiaramente la contestazione fu subito fatta rientrare, ma ne scaturì tutta quell’attività di movimenti sotterranei che portarono anche a degli arresti. Tutto questo si concretizzò con una parte di giovani sovietici che, probabilmente non avendo gli strumenti per incentivare il dibattito sotterraneo, ha cominciato a manifestare interesse per i jeans, le calze a rete e tutte quelle piccole cose occidentali che si materializzavano costantemente, ma non andavano oltre. Da qui è nato anche l’atteggiamento del potere nel non far avere troppi contatti con gli Occidentali, per cui quel momento di protesta iniziale di tipo economico, dei piani industrializzati, delle mancate risposte dei bisogni della gente, è cominciato da subito a manifestarsi con una parte della popolazione che guardava verso il mondo occidentale. Con Boris Nikolaevic El’cin questo dissenso ebbe una prima risposta, con l’introduzione del concetto di mercato all’interno dell’economia sovietica, basata sulla produzione collettiva. Possiamo dire che El’cin ha avuto il momento più alto in quel periodo, perché nemmeno Gorbaciov si era manifestato come propenso al mercato, anche se aveva in qualche maniera favorito spazi autonomi come i Kokhoz (cooperative agricole collettive) e dei vari stabilimenti industriali…”

In questa parte di intervista, che poi si è allungata in altri argomenti interessanti dalla quale verrà fuori a breve una seconda intervista, possiamo capire come la Russia abbia cercato di preservare l’identità del suo popolo, molti Occidentali potrebbero asserire che la difesa dell’identità nazionale russa fu fatta in stile dittatoriale e non in maniera democratica, ma ad oggi potremmo rispondere a tale tesi con l’esempio Siriano.

Quale democrazia distrugge uno Stato con un governo legittimo e lo bombarda sulla base di un “Presunto attacco chimico”?

Potremmo giudicare solo quando dal canto nostro saremo un esempio di incensurato comportamento civile nel rispetto degli altri popoli, e solo dopo aver fatto un’attenta, obiettiva e asettica analisi sul “fattore convenienza” nell’aver ceduto la nostra.

Detto questo, dovremmo in un certo senso ringraziare il principio russo di difendere la sua identità, che col presidente Putin oggi ne riscopre il valore. La contrapposizione Russa e Cinese all’ingerenza dell’Impero anglo-sassone è importante, perché se non ci fosse, il mondo sarebbe soggiogato dagli interessi statunitensi, trasformando le due potenze in ulteriori colonie come già sono gli stati Europei e come tentano di fare in Siria.

Il Sig. Catasta è obiettivo nel ricordare gli errori politici che la Russia sovietica ha fatto nei confronti di popoli appartenenti ai suoi confini, ma rimarca il fatto che l’Europa come l’America ne ha fatti altrettanti se non di più, e che il miglior modo per risolvere le controversie internazionali è l’intelletto, contornato dal rispetto delle altre culture e da un atteggiamento paritario verso il prossimo, non certo con le bombe.

L’apertura Russa verso l’Occidente ha dato dei giovamenti in entrambe i sensi, gli scambi culturali, commerciali ed economici hanno sempre giovato all’Europa come alla Russia, il più grande problema è però la presenza massiccia USA che non dà possibilità decisionale vera alle nazioni, tantomeno all’Italia. Eppure il nostro Paese è amato dalla popolazione Russa, il Sig. Catasta ricorda l’interesse e l’atteggiamento che avevano gli stessi Russi nel rapportarsi con gli italiani residenti.

La Russia di oggi non è quella degli anni ’70, tantomeno quella durante la caduta del muro di Berlino. C’è stato un momento in cui la Russia era in silenzio, sembrava quasi che dormisse, e da brava formica lavorava per riprendersi e tornare ad avere il suo posto nel mondo. Il suo Presidente ha riportato la Russia nei posti che contano, la tecnologia militare oggi è superiore a quella Americana, forse molti ancora non ne sono a conoscenza ma è una realtà, lo si può capire dalle ultime dichiarazioni e dimostrazioni che Putin ha fatto sul nuovo arsenale tecnologico a sua disposizione, e ancora, dal bombardamento in Siria, rivelatosi un fallimento totale, dove i 100 Tomahawk spediti verso punti strategici siriani compresi gli aeroporti hanno fatto cilecca. 70 missili sono stati abbattuti dal sistema antimissile siriano senza che i russi nemmeno attivassero i loro e solo una trentina sono arrivati in zone di poco interesse. La Russia non è il problema del mondo, non è il male che ci sta portando verso una nuova guerra su base mondiale, in realtà è un élite che preme in interventi scellerati e criminali perché inizia a mancarle la terra sotto i piedi. Nel loro programma non avevano preventivato l’arrivo di un’economia forte come quella Cinese che fa crescere il suo PIL del 5% l’anno, tantomeno potevano immaginare che decidessero di commercializzare petrolio in Yuan, fatto che farà scomparire milioni e milioni di dollari dalle banche americane. Come non avevano previsto che la Russia avrebbe ricostruito il suo esercito, e che ad oggi la sua tecnologia sia un passo avanti a quella dell’Impero statunitense. Questi dati sono importanti per capire il movimento strategico che la NATO ha fatto in tutti questi anni in prossimità dei confini Russi, posizionando missili e movimentando uomini.

Per capire meglio il perché dell’avvicinamento NATO è semplice: l’unico modo che ha la NATO per fermare i nuovi missili russi è abbatterli prima che prendano il volo, perché una volta sollevatisi non c’è modo di fermarli. La Russia lo sa bene, Putin lo sa, e vigila i suoi confini tanto da aver poco tempo fa inviato una divisione e mezza (7000 uomini) al confine con l’Ucraina. La campagna Occidentale contro la Russia (ricordo che internet, come buona parte dei media sono in mano al governo statunitense) raccontata dagli USA è pure falsità,  con l’intento di creare un pretesto per un nuovo conflitto, che secondo le ricostruzioni di vari esperti non sarà come prevede l’America, il nuovo conflitto sarà per sterminare il nemico.

Naturalmente ci auguriamo che il buonsenso prevalga, ma a quanto pare non hanno intenzione di utilizzarlo.

Il presunto attentato di Assad verso la sua popolazione con le armi chimiche era fantasia pura, orchestrata e promulgata come verità assoluta. Chiunque abbia minimamente seguito lo svolgersi degli eventi in Siria, sa benissimo che Assad con il supporto russo stava sconfiggendo i terroristi, perché avrebbe dovuto utilizzare le armi chimiche, quando la maggioranza della popolazione è a suo favore?

C’è un interesse nel voler mantenere alimentato il focolare della guerra, dagli stessi che hanno cercato di rovesciare un paese, senza alcun debito, dove diverse culture convivevano, governate da un Presidente che proviene da una tribù tra le più laiche e moderate dell’Islam, gli Alawiti.

C’è una testimonianza importante della missionaria argentina Maria de Guadalupe Rodrigo che descrive in maniera esemplare la vita in Siria dei Cristiani, oggi perseguitati, prima che la guerra arrivasse sulle loro teste. Smonta punto per punto con la sua testimonianza la campagna mediatica dell’Occidente contro Assad e il suo governo, proprio all’inizio del suo intervento spiega come dopo aver vissuto in Egitto per 12 anni, la sua salute ne aveva risentito e i suoi superiori le permisero di scegliere un posto dove riposarsi, lei scelse nel Gennaio del 2011 la Siria. Non so se rende l’idea, la Siria che l’Occidente ha sempre dichiarato governata da un dittatore e un mostro veniva considerata dalla Missionaria un posto in cui “riposare”. Com’è possibile? E’ pazza? Oppure ci sono dei passaggi che a noi non sono stati fatti pervenire? L’ultima crediamo sia la più plausibile.

La Siria era un posto in cui riposare, in cui la convivenza tra mussulmani e cristiani era cordiale, in un paese in cui i cristiani sono una minoranza, ed è proprio il governo laico di Bashar al-Assad ad averla favorita. La Missionaria continua spiegando come la vita sociale era calma, e che tutto questo si associava ad un benessere economico dato anche dalla posizione geografica privilegiata della Siria. Un paese ricco di risorse naturali, molto petrolio, un paese che si poteva autogestire perché privo di debiti con l’estero, non aveva disoccupazione e non soffriva di insicurezza. Un paese in pace, certo con i suoi problemi come qualsiasi paese, ma in pace.

Molto altro viene spiegato da Maria de Guadalupe, queste dichiarazioni ci permettono di farci delle domande che vanno al di là del copione interpretato dagli attori dell’Impero.

La Russia è l’unico paese ad essere stato legalmente invitato in Siria, gli altri sono invasori che hanno violato i Trattati Internazionali, il loro comportamento ha contribuito a riaccendere il conflitto. Gli USA non hanno combattuto i Taglia Gole anzi li hanno creati e finanziati, i Russi invece sì, distruggendoli e rispedendoli fuori dai confini siriani e questo è un dato di fatto.

Bisogna rieducarci al dubbio e di conseguenza al ragionamento e alla riflessione, perchè le notizie oggi riportatate sono volutamente filtrate, scritte da una regia come un copione. Non credete nemmeno a questo articolo, ricercate la verità, richiedetela perchè un diritto,  il pericolo che corriamo è più grande di quel che si pensa, ciò che manca per percepire il pericolo è la consapevolezza. Di seguito riportiamo un link l del canale Youtube PandoraTv che sottolinea con accuratezza come i media siano asserviti a tal punto da ripetere in più di 15 giornali la stessa identica fuorviante notizia, con le stesse identiche frasi.

A voi le dovute riflessioni…

 

di Daniele Cossu

Foto di copertina: wired.it