Antonio Attianese sta male e ha bisogno di aiuto

Antonio continua ad essere un esempio per tutti, parenti, amici, colleghi o semplici curiosi.

Con il sorriso e l’ironia che lo hanno sempre contraddistinto, spiega con gentile fermezza alle sue cinque metastasi che ad oggi non hanno ancora il permesso di prendere il sopravvento.

Giorno dopo giorno, spiega loro che lui non è come tutti gli altri, e che prima di far festa dovranno faticare e non poco.

Ripete loro che lui è un soldato, un guerriero, un Ranger e che per guadagnarsi tale titolo ha dovuto sopportare pene e fatiche ben più pesanti.

Ricorda loro che seppure esse hanno la forza devastante che le contraddistingue, lui dalla sua ha l’amore di una moglie forte e premurosa e di due splendidi ed innocenti figli che lo rendono intaccabile dal male e dal dolore.

Questo suo pensiero sempre fermo sulla famiglia, questo suo volerla ad ogni costo preservare da precoci dolori e sofferenze, fa sì che anche i più distruttivi e disumani dolori neoplastici siano sopportabili.

Lui vuole essere dignitosamente cosciente e presente per poter regalare fino all’ultimo istante il suo affetto a chi lo accudisce e lo ama.

Per questo, seppur contro il volere dei medici, non ha voluto proseguire la cura di morfina endovena che, se da un lato gli garantiva uno stato di non sofferenza fisica attraverso una fase di voluta incoscienza, dall’altro non gli permettevano quella lucidità mentale atta a fargli godere ogni momento ancora da vivere con i suoi cari.


Antonio è uscito giovedì sera dall’Ospedale Gemelli di Roma in una condizione critica, incerta e dolorosa, per risvegliarsi, contro ogni previsione, il giorno dopo nel suo letto cosciente e sorridente.

La felicità di avere ancora il tempo di stare accanto alle sue “scimmiette”, gli ha ridato quella grinta e quella forza che ancora in questi momenti dimostra nei suoi continui video che regala ai suoi fraterni colleghi impegnati nella marcia “AssoRanger in marcia per Antonio” intrapresa dagli stessi per dimostrargli il loro affetto e la loro vicinanza, oltre che per dirgli ancora una volta che “nessuno rimane indietro”.

Al momento Antonio è allettato con la parte inferiore del corpo (dal bacino in giù) completamente bloccata e priva di sensibilità.

Ma questo, come più volte detto, non basta a farlo cambiare.

 

 

Antonio non impreca, non maledice, non si scaglia su alcuno, ma prende tutto con ironia e serenità.

Non si lascia abbattere e demoralizzare, bensì si erge anche a giullare e cantastorie in favore dei suoi colleghi cimentati nelle fatiche della marcia.

Li incita, li incoraggia, li stimola a non mollare, li stimola a sorridere perché ciò che stanno facendo è qualcosa di fantastico e di umanamente eccezionale.

Antonio continua a vivere la sua vita, i suoi giorni come ha sempre fatto, perché lui è fortunato poiché lui può godere dei ricordi delle esperienze che ha vissuto, dell’affetto che ha avuto dai propri familiari, dalla fortuna ad aver incontrato la sua degna compagna e moglie Maria, della certezza che il loro amore era reale e forte e non solo di facciata e il viso dei loro figli Biagio e Carmen ne sono la conferma.

Antonio è sereno perché sa che la sua seconda famiglia, quella formata dai colleghi che hanno vestito la sua stessa divisa gli sono al fianco ancor più di prima.

I suoi colleghi incuranti degli impegni, della fatica, delle possibili ripercussioni che potrebbero avere anche in servizio per ciò che stanno facendo, sono accorsi al suo fianco senza nemmeno pensarci.

I suoi colleghi stanno facendo solo ciò che lui ha sempre fatto per loro e che comunque lo stesso Antonio avrebbe fatto se le parti fossero state invertite.

Antonio è una forza della natura, è un catalizzatore di emozioni e di valori, ancor più adesso che è bloccato su di un letto.

Antonio può battersi ad armi pari contro le metastasi, ma sembra non avere possibilità contro quella burocrazia istituzionale che da oltre tredici anni lo logorano nello spirito e nel  corpo.

Antonio ancora oggi, bloccato su un letto tra dolori e ombre, non può dedicarsi appieno verso sua moglie e i suoi due bambini, perché deve interfacciarsi con Avvocati, Tribunali, Commissioni Ospedaliere, Ministero della Difesa, Istituzioni.

Nemmeno in questo suo ultimo percorso le Istituzioni che Antonio ha sempre difeso riescono a trovare quel barlume di umanità atta a fargli ottenere ciò che la legge, ovvero loro stesse, contemplano.

Le Istituzioni sono diventate così impersonali, fredde e inosservanti delle leggi che loro stesse approvano imponendole agli altri?

Possono le Istituzioni togliere a un loro uomo la dignità?

Possono le Istituzioni essere cieche e sorde alla pena vissuta da Antonio dalla moglie e dai suoi due bambini?

Possono le Istituzioni porsi al di sopra delle leggi dello Stato?

Allora ci poniamo tanti dubbi e domande, forse troppe.

È più disonorevole creare un problema per poi cercare di insabbiarlo, o denunciarlo pubblicamente al fine di contenerlo/risolverlo?

È da condannare, stigmatizzare,  punire, isolare, perseguire, rendere pubblico, chi crea il problema cercando poi omertosamente di nasconderlo o chi lo denuncia pubblicamente?

Le Istituzioni, invece di chiudersi con ridicola infantilitá a “riccio”, attaccando senza onore, lealtá e patriottismo chiunque provi a denunciare irregolaritá o comportamenti scorretti o illegali, dovrebbero premiare affiancandosi con cristallina trasparenza a quelli che si espongono in prima persona mettendoci la faccia, la salute fisica e mentale, la serenità familiare pur di risolvere i problemi.

Indossare una divisa non vorrebbe dire tutto questo?

Vale ancora veramente la pena rischiare la propria vita e la serenità della propria famiglia per tutto ciò?

Questa è la Patria che vogliamo per i nostri figli e per la quale rischiamo ogni giorno la nostra vita?

Di sicuro non è la Patria che avrebbe voluto lasciare Antonio ai propri figli.

Speriamo che le Istituzioni e il Ministero della Difesa in particolare possano ritenere umanamente accettabile l’ipotesi di concedere al nostro fratello Antonio di potersi godere gli ultimi giorni di vita nella serenità di non lasciare ai propri cari l’incombenza di combattere per ricevere solo ciò che gli spetta.

Tutti noi crediamo ancora nelle Istituzioni e in quello che rappresenta la divisa, per questo non ci arrendiamo difronte ad evidenti aberrazioni e incongruenze.

Viva La Patria viva Antonio.

#GiustiziaperAttianese

#nessunorimaneindietro

#AssoRanger

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/19/news/amianto_asbestosi_mesotelioma_forze_armate_marina_militare_946_morti_ammalati_guariniello_commissione_uranio-165816068/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P8-S1.6-T1