Responsabilmente Comunico
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Persone citate in questo articolo: Matteo Renzi, Silvio Berlusconi

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Di DANIELE COSSU

Comunicare ha un’importanza assoluta nella vita dell’uomo e il messaggio contenuto nel titolo di questo articolo ha un significato profondo, che vogliamo esplorare al fine di poter riaccendere nel lettore il bisogno e la pretesa di una comunicazione libera, obbiettiva e asettica.

La comunicazione, come abbiamo anticipato, è un elemento fondamentale della nostra società e prima dell’avvento della stampa (XV secolo), essa era orale e circoscritta alla ristretta collettività vissuta.

Dopo l’invenzione della stampa la comunicazione cambiò in maniera radicale, permettendo la diffusione nella popolazione, senza più confini e limiti della cultura e dell’informazione.

Naturalmente nel corso degli anni e dei secoli una costante ed incontenibile evoluzione industriale e tecnologica ha permesso alla comunicazione di vivere simbioticamente e parallelamente un’evoluzione esponenziale.

Siamo passati da un’informazione locale su carta stampata, a una mondiale veicolata attraverso il Web, per la quale non esistono più ne limiti territoriali ne limiti di lingua ne limiti temporali.

Ma rimaniamo per ora sulla carta stampata.

Il quotidiano dalla sua comparsa diventò il primo mezzo di consultazione e divulgazione culturale, poiché, trovandosi disponibile nei luoghi di ritrovo facilmente accessibili, quali bar e ristoranti, tutti potevano conoscere ciò che succedeva intorno a loro.

Ma questo mezzo di consultazione non era per tutti, perché l’analfabetismo delle classi più povere era dilagante.

Si rimediò con l’arrivo della radio, e le classi più disagiate poterono ascoltarla facendosi finalmente un’idea degli eventi che si ripercuotevano intorno alle loro vite.

Le potenzialità che questi mezzi di comunicazione avevano nell’indirizzare le popolazioni verso un’idea piuttosto che un’altra era stata da subito intuita e non trascurata dal “potere”.

Gli anni della Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, ne sono un recente e significativo esempio.

Mussolini capì subito e bene le opportunità e l’importanza data dalla comunicazione tanto da volerla da subito governare ed indirizzare, arrivando per tal fine anche a censurarla.

La sua idea era che la libertà di espressione si dovesse riferire solo ad una sistematica glorificazione del regime e dell’italica Nazione.

Nessuno poteva essere contrario, la libertà di parola era inesistente, e le pene potevano essere svariate, compresa la morte.

Rimanendo nello stesso periodo storico, e a conferma dell’importanza della comunicazione di massa, possiamo ricordare come Hitler, ad esempio, avesse migliorato la sua tecnica oratoria man mano che passavano gli anni della sua ascensione al potere mondiale.

Guardando ad esempio i video dei suoi discorsi rivolti alla popolazione tedesca, si possono notare man mano che passano gli anni, dei miglioramenti nella gestualità, nelle tonalità della sua voce, nel metodo usato per rimarcare i concetti fondamentali della sua politica, non solo nella comunicazione verbale, ma anche e soprattutto in quella para verbale e non verbale.

Se tornassimo con la mente in Italia negli anni del Fascismo, avremmo a che fare con giornali e radio inneggianti le doti ”dell’Italico Condottiero”, del partito Fascista e del rispettivo Governo.

L’insediamento dell’istituto LUCE(acronimo di L’ Unione Cinematografica Educativa), realtà voluto da Mussolini, rimane uno degli esempi di quanto appena affermato.

Qui non si vuole entrare nel merito degli accadimenti, la Storia ha già ampiamente dato il suo responso.

Qui si ragiona sul fatto che rimarcare un concetto anche se non confermato o se non vero, cavalcare dei valori anche se non realmente sentiti ma solo perché questi sono riconosciuti e seguiti dal popolo, sostenerli indifferentemente se legalmente o moralmente sostenibili, come ben sappiamo sono tecniche comunicative che ancora adesso, dopo circa settanta anni rimangono ancora patrimonio della politica italiana e degli italiani.

Torniamo a confrontare le differenze che vi sono tra il passato e il presente in riferimento alla carta stampata.

Le due epoche sono nettamente differenti, per motivi che vanno dal livello sociale della cultura e della tecnologia alla ripartizione popolare del benessere, dalla situazione socio politica del pianeta alle tipologie di Partiti presenti sulla scena politica globale.

In tutte queste differenze però rimane una costante, il potere non ha mai smesso di controllare l’informazione.

Mentre nell’epoca fascista il comando della comunicazione dei media venne presa con la forza minacciando o usando violenza contro i direttori delle testate giornalistiche, destituendoli e sostituendoli con persone che assecondavano il governo, come ad esempio è successo recentemente in Turchia, oggi il potere ha evoluto il “modus operandi”.

Analizzando oggi chi sono le persone proprietarie di giornali o chi sono gli azionisti maggioritari che finanziano le testate giornalistiche, potremmo ben intuire che la libertà nella comunicazione odierna è finta e faziosa ma senza “colpo ferire”.

In totale silenzio e assuefazione da parte del popolo e di quella classe civile e dotta che invece avrebbe modo, potere e dovere per replicare.

In Italia vengono sborsati milioni di euro verso l’editoria, anche verso giornali che stampano poche migliaia di copie.

L’esempio recente offerto dal quotidiano “l’Unità” è assolutamente calzante e attuale.

E’ un po’ come il finanziamento pubblico ai partiti che, oltre tutto, con il referendum del 1993 gli italiani vollero abolire, ma che i governi hanno sempre riproposto sotto nuovo nome.

Un giornale dovrebbe vivere grazie ai suoi lettori, come un ristorante vive grazie ai suoi commensali.

Un ristorante che cucina male o è sporco giustamente viene chiuso.

Senza parlare poi dei giornali quotati in borsa o di società private, che di libero hanno solo la scelta della penna con la quale scrivere.

In poche parole la tecnica del controllo della comunicazione è cambiata, ma l’obbiettivo è uguale a quello di sempre, ovvero indirizzare le menti dei popoli verso scelte non sempre realmente conosciute, quindi condivise.

Con l’avvento della tv ormai presente in ogni casa, il potere ha centrato l’obbiettivo, entrare nelle case di ogni singolo uomo.

Guardate ad esempio quanto diventano importanti le nomine dei dirigenti delle tv pubbliche.

Qualcuno si è mai chiesto perché è così importante e perché i partiti che vanno al governo fremono così tanto nel momento delle nomine?

Semplicemente perché la Rai ad oggi non è pubblica, forse lo era.

Oggi la Rai è di partito, ovvero i dirigenti sono “simpatizzanti” del partito al potere al quale s’inchinano.

Infatti avere dirigenti liberi da l’influenza di governo è un pericolo per il potere stesso.

Ecco, detto questo, entra in ballo la correttezza di chi opera in tali settori, la loro onestà intellettuale e critica, la loro obiettività, la loro volontà di essere liberi e non soggiogati.

Il giornalista è un lavoro importante, di grande responsabilità, perché le parole hanno vita e pesano, vanno ponderate, per questo un articolo deve essere scritto con la consapevolezza di ciò che potrebbe causare nel lettore.

Quanto appena affermato potrebbe far venire  in mente un aneddoto di quando Montanelli era direttore de “Il Giornale”.

Prima dell’arrivo di Berlusconi in politica nel 1994, gli accordi di Montanelli con il futuro Premier erano sempre stati rispettati; “Berlusconi è il proprietario della testata, io il padrone, lui non interferisce con il lavoro che viene fatto” raccontava il giornalista.

Ma dal momento in cui Berlusconi volle intraprendere la carriera politica le cose cambiarono.

Berlusconi disse a Montanelli che voleva un giornale che lo sostenesse.

Il più grande giornalista d’Italia gli comunicò di cercarsi un ‘altro direttore perché non aveva nessuna intenzione di “SERVIRE”.

Altro doloroso esempio dell’uso politico dell’informazione e della censura è rappresentato da ”l’editto bulgaro”.

Berlusconi: “L’uso che Biagi, come si chiama quell’altro? Santoro. E l’altro? Luttazzi… hanno fatto della televisione pubblica pagata coi soldi di tutti io credo sia un uso criminoso e credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo accada”.

Citazioni sull’editto bulgaro o editto di Sofia.

“Vedrai” mi diceva sicuro il mio compagno Giovanni che di libertà molto aveva studiato e molto sapeva “vedrai che un giorno di Berlusconi rimarrà soprattutto il ricordo dell’uomo che tolse la parola a Enzo Biagi“. Aveva capito che fra tutte le ferite che gli anni del cavaliere avevano dato alla cultura e alla politica del nostro paese, quella inferta al pluralismo dell’informazione colpiva non solo l’essenza stessa della nostra delicata democrazia, ma soprattutto i sentimenti della gente, che aveva ormai identificato in Biagi l’uomo, il giornalista libero e scomodo, che criticava sorridendo, che si opponeva con la forza delle idee e non con le grida della superficialità. Che usava parole semplici e antichi detti popolani per fare a pezzi le falsità dei nuovi slogan pubblicitari. (Sandra Bonsanti)

Si potrebbe continuare con Matteo Renzi e con ciò che ha fatto contro chi, pur del suo stesso colore politico, non gli risparmiava giuste critiche.

Bastano due nomi, due esempi esemplificativi, Bianca Berlinguer e Massimo Giannini.

Ma non è edificante sparare sulla Croce Rossa e il buon Matteo alla fine avrà ciò che giustamente e meritatamente lo attende.

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Massimo-Giannini-editoriale-ballaro-rai-mi-puo-licenziare-pd-con-tutto-rispetto-no-5145c882-8cb2-4825-8615-1e7b43def772.html

Come si evince da quanto sopra, tutto questo continua ancora oggi, non è mai finito.

Nessun governo ha mai fatto qualcosa di importante nei confronti delle testate giornalistiche, tanto meno, seppur più volte affermato da politici vari, per eliminare i finanziamenti pubblici che ricevono.

I programmi televisivi poi sono l’esempio più plateale.

Una comunicazione confusa espressa su temi importanti che seppure richiederebbero tempo e studio per essere trattati in maniera esaustiva, vengono adattati ai tempi televisivi e al volere puramente commerciale.

Il politicante da show in questi contesti si rivela per quello che è, un cafone che non sa parlare nemmeno seguendo una semplice regola educativa.

Si parla uno alla volta.

Bisogna dire che ci vorrebbe più responsabilità da parte di editori e giornalisti.

Bisognerebbe ritrovare il vero “senso giornalistico”, ovvero informare con obiettività e libertà, ribellandosi e denunciando chi abusa dei giornali come strumento propagandistico e come macchina di fango.

Bisognerebbe smetterla di scrivere mezze verità o balle solo per mantenere il privilegio di una poltrona o per paura di perdere la stessa.

A tal proposito si dovrebbe realizzare una vera legge che impedisca ad un giornale di mentire, e questa non sarebbe di certo una censura, bensì un atto dovuto nei confronti di chi scrive il vero e di chi ambisce a conoscere il giusto.

La responsabilità del decadimento di un Paese non è solo politica, ma anche e soprattutto di chi, pur avendo i numeri e le possibilità di informare il Popolo con obiettiva informazione, ha scelto di andare a braccetto col potere, informando o per meglio dire disinformando in maniera faziosa.

Detto questo, possiamo ricordare un recentissimo intervento di Marco Travaglio.

Il giornalista dopo la sconfitta di Renzi al Referendum in un programma televisivo di Mentana su La7 intitolato “La notte del Referendum”, rimprovera a tutti i giornali di essere stati di parte durante la campagna referendaria.

Ha incolpato i mass-media di aver scritto menzogne come quella sulle cure dei malati e di non aver interpretato in maniera obiettiva gli accadimenti e le necessità degli italiani.

Non saper o meglio ancora non voler interpretare un paese da parte dei giornalisti di professione, è proprio la prova di ciò che questo articolo vuol far emergere, ovvero che l’obiettività è uno degli elementi per garantire una reale libertà di stampa, quindi una reale democrazia.

Naturalmente a differenza del passato, dove la carta stampata la faceva da padrona, l’era di internet ha modificato l’informazione e la consultazione della stessa.

Ha dato modo al mondo intero di accedere alle notizie in tempo reale, di poterle confrontare e poterle valutare con immediatezza, criticità e comparazione.

Purtroppo è anche vero che le nuove tecnologie come internet hanno eliminato tutte quelle barriere, tecniche, conoscitive e di accessibilità al pubblico, che prima evitavano a persone senza numeri, moralità e cultura, di esprimere liberamente concetti irrazionali, immorali, illegali o completamente falsi.

L’unica nota positiva sta nel fatto che lo stesso mezzo che permette la divulgazione delle “bufale”, ovvero internet, ne permette anche una immediata e facile confutazione.

Fortunatamente per confutare le menzogne e la malafede basta una giusta dose di intelligenza e di buona volontà.

Pochi minuti di ricerca sul web permettono a chiunque di ritrovare la giusta libertà d’informazione.

La vera rivoluzione auspicata per un cambio radicale del nostro paese, sarebbe una ribellione giornalistica, pacifica, ma pur sempre una rivoluzione.

La battaglia della penna bianca senza un colore politico ne bandiera se non quella della sincerità.

Una rivoluzione che parta da articoli scritti in barba a ciò che “ordina” il padrone.

Una rivoluzione nelle tv, dei presentatori televisivi, dei Tg, questo sarebbe un atto di responsabilità, un atto di generosità e correttezza verso il proprio lavoro, verso il Popolo che ascolta e guarda.

Non siate complici… VERITA’ E ONESTA’ INTELLETTUALE.

Daniele Cossu 

Foto fonte: http://www.cambioadesso.it/

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