Razzismo politico 2.0

DI: DANIELE COSSU__________

 

Razzista è oggi una terminologia utilizzata dai politici in maniera impropria verso tutte le persone che si oppongono ad un afflusso incontrollato d’immigrati nel nostro paese.

Un termine forte che richiama nella mente i crimini che all’epoca della Seconda Guerra Mondiale subirono gli ebrei.

L’inadeguatezza dei governi difronte al fenomeno attuale è palese, ma come utilizza il potere a suo vantaggio il termine “Razzismo”?

Ma soprattutto si può chiamare “Razzista” chi è stufo di quegli immigrati che approfittano della situazione per fare i loro comodi e che oltretutto non vengono da zone in guerra, a discapito di chi invece proviene da zone disastrate dai conflitti e che hanno il reale e necessario diritto di essere accolti nel nostro paese?

Nell’articolo seguente rivediamo il tema su diversi aspetti, sperando che possa far riflettere.

Oggi non si fa altro che parlare o indicare qualcuno come colpevole di razzismo, ma in realtà quanti sanno obiettivamente riconoscere un comportamento razzista?

Da quello che si vede in giro, c’è una grande confusione sul tema. Partiamo da un principio: “L’uomo non nasce con concetti razzisti”.

La società intesa in ogni sua struttura e rappresentazione, ci forma, istruisce, ci educa, facendo apprendere anche indirettamente tutti quei principi del “ senso comune” in essa presenti, che poi saranno parte integrante e dominante del nostro essere. Nasce da sé che tali principi saranno influenzati dal tipo di società in cui ci formiamo, ad esempio facendoci con non troppa difficoltà passare da un’indole tollerante a una intollerante e razzista senza nemmeno darcene conto.

Tornando al nostro “soggetto razzista”, lo stesso ha dei comportamenti ormai ben conosciuti e delineati da diversi studi e discussioni scientifiche.

Uno dei punti che caratterizzano il razzista è la presunzione di essere superiore ad altri soggetti, superiorità ovviamente non fondata su dati oggettivi ma solo sulla immensa ignoranza che lo permea e sulla forza del gruppo sociale dove vive e che condivide gli stessi suoi ideali nelle visioni del mondo.

Il Razzista per antonomasia nutre odio profondo per le sconosciute diversità che lo circondano e che lo incrociano, in parte per partito preso, in parte per ricevere un consenso da quel pezzo di società che condivide le sue stesse limitazioni culturali, in parte per nascondere delle sue debolezze o paure come ad esempio nell’ omofobia.

Il razzista solitamente attribuisce a ciò che è differente da lui e che non conosce, o che è intimamente identico a lui e che quindi conosce fin troppo bene (omofobia), la colpa per ogni difficoltà riscontrata nella sua condizione di vita.

Purtroppo abbiamo imparato che il razzismo o più genericamente l’intolleranza, troppo spesso prendono forza dilagando come la peste non per una casualità ma piuttosto per una volontà ben precisa.

Al giorno d’oggi la leva dell’intolleranza e del razzismo in particolare, viene utilizzata purtroppo di sovente da diversi soggetti, società e perfino da governanti e politici, per scopi che hanno ben poco di trasparente etico o democratico.

Il modus operandi di solito messo in atto nei casi di razzismo “programmato” è:

  • Individuare, costruire un malessere o sfruttarne uno già esistente nella società per fomentare la popolazione rendendola nervosa e aggressiva;
  • Sfruttare tecniche populistiche per carpire le debolezze, le insoddisfazioni e gli umori della popolazione, indirizzando le stesse verso un comportamento intriso di intolleranza e di odio condiviso e voluto;
  • Identificare soggetti, realtà o società verso le quali poter indirizzare la rabbia e l’insoddisfazione della popolazione, facendo apparire questi “obbiettivi” come causa e catalizzatore di ogni problematica vissuta dalla massa ormai fomentata e pronta ad esplodere;
  • Far sì che il capro espiatore, come l’immigrato per essere contemporanei, venga percepito a priori come il nemico di tutti, dello Stato, delle nostre tradizioni e del nostro benessere, ad esempio privilegiandolo rispetto agli italiani, o facendo in modo che questa sia la realtà percepito dal popolo.
  • Convincere le masse che eliminando, a volte anche fisicamente, le “cause” delle loro problematiche, finirà ogni loro patimento;

In questo caos chi ci guadagna è il soggetto che lo ha voluto e ideato, poiché con la popolazione distratta si ha la possibilità di poter lavorare nella più completa libertà, troppo spesso identificabile con malafede per i propri tornaconti.

Per avere un’idea di quanto detto basti guardare ciò che stiamo vivendo al momento in Italia con la questione “immigrazione”.

L’Italia in parte per scelta propria, in parte per imposizione della Comunità Europea sta facendo in vari modi entrare una infinità di rifugiati/clandestini. In soli 4 giorni ne sono entrati in Italia ben 13000 (tredici mila).

Il problema non è quello dell’accoglienza data a persone che fuggono da guerre e da morte certa, visto che accogliere rifugiati in tale oggettiva condizione è un comportamento etico e umano che un paese che si definisce evoluto dovrebbe garantire.

Il problema è quando questa accoglienza è voluta per questioni economiche e politiche non propriamente democratiche e rispettose del Paese accogliente, quindi non rese pubbliche.

Con tali decisioni non completamente cristalline si creano le problematiche che stiamo vivendo in questi ultimi anni, ovvero un sovraffollamento incontrollato e non sostenibile, che porta incontrovertibilmente sia ad un abbassamento della qualità di vita della popolazione italiana, oltre ad un abbassamento della sicurezza, sia di quella ordinaria sia di quella legata al terrorismo.

E per quanto appena affermato è facile trovare riscontri obiettivi.

Uno dei tanti ad esempio, sta nel fatto che la gran parte dei clandestini, non viene volutamente identificata dalle autorità italiane e sempre volutamente viene messa nella condizione di far perdere le proprie tracce. Questo per il semplice fatto che una volta identificati, a causa delle norme internazionali, i clandestini devono rimanere nel Paese dove è avvenuta la prima identificazione, quindi dallo stesso curati e assistiti, con tutte le problematiche sociali ed economiche che ne conseguirebbero. Problematiche queste non tanto legate al concetto stesso dell’accoglienza, ma quanto alle norme esistenti inadeguate e ridicole riferite al controllo socio-sanitario, alle sistemazioni, al dopo sbarco, che oltretutto vengono anche in parte disattese.

Parte dei clandestini cerca di emigrare nel resto dei paesi europei, parte viene inghiottita dalle mafie e dalle organizzazioni delinquenziali, come ad esempio quelle che hanno in mano il lavoro nero svolto nell’ agricoltura, nella manifattura italiana, o nell’accattonaggio e la vendita di materiale contraffatto e illegale.

Questa mancata identificazione, aggiunta al fatto che i clandestini una volta passata l’ondata di convenienza mediatica per politici e affini, vengono dagli stessi dimenticati e abbandonati, come si evince da diverse inchieste e reportage televisivi, potrebbe rappresentare la conferma di una malafede che muove quella parte della politica che promuove questa sorta di invasione non sostenibile e non condivisa, per le odierne modalità e finalità, da una parte della popolazione.

Questo apre lo scenario ad un nuovo tipo di razzismo, molto meno evidente, quindi discusso rispetto a quelli riportati dai mass media anche in questi giorni.

Il razzismo espresso e perpetrato da rappresentanti politici verso il proprio Paese ed il proprio Popolo.

Il Razzismo Terroristico da parte di uno Stato verso i propri cittadini raccoglie in sé l’arma più potente di distruzione della libertà, della democrazia e delle libere istituzioni.

A volte alcuni Governi sfruttano la “Paura Obbiettiva” che è però una cosa completamente distaccata da ciò che è il Razzismo e le sue matrici, per alimentare l’intolleranza delle masse, utilizzando tecniche demagogiche.

La Paura Obbiettiva, ad esempio, è data dalle percentuali di atti delinquenziali fatte da persone di altre nazionalità.

Per meglio comprendere, se ho davanti un Tedesco e uno Zingaro, un Inglese e un Rom è normale avere più paura dello Zingaro e del Rom piuttosto degli altri due.

Questa paura comune non è certo da delineare tra le fila del razzismo, ma semmai tra la tutela personale, in quanto le percentuali di reati in Italia è maggiore tra i Rom e gli Zingari pur sapendo che tutti gli zingari non sono ladri e tanto meno tutti i Rom.

Nell’odierno gioco del Razzismo facile c’è però un rischio enorme di un ritorno storico già vissuto.

Se teniamo presente quanto in precedenza descritto ritorna in mente la Germania Nazista, che dava le colpe di tutti i suoi problemi e vecchie disfatte alla popolazione degli Ebrei.

Stiamo attenti a scansionare bene il momento che viviamo, queste tecniche sono state utilizzate diverse volte nel corso dei secoli, ad esempio quando i colonizzatori arrivarono nelle Americhe o in alcune zone dell’Africa; per giustificare le loro nefandezze e i genocidi, inculcarono nella testa degli occidentali che i Nativi delle zone conquistate fossero bestie.

In realtà erano più civili e umani di quanto gli stessi coloni si aspettassero. Primo avvento del Razzismo.

Tornando ai giorni nostri, gli stessi clandestini hanno capito la forza della parola “razzista”, tanto da utilizzarla impropriamente contro quelle stesse persone che li hanno precedentemente accolti e assistiti, ma che difronte a comportamenti irregolari compiuti da questi, si permettono di ricordare loro le regole comportamentali e di convivenza necessarie anche per il mantenimento della legalità.

Questo distorto utilizzo della parola “razzista” inibisce gran parte della popolazione ospitante, che pur di non venire etichettata con tale accusa, preferisce non far rispettare le norme lasciando al clandestino ogni tipo di libertà, anche quella di avere pubblicamente comportamenti illegali e incivili.

Questa ostentazione di illegalità e di inciviltà, che ovviamente è si presente anche negli italiani ma che obbiettivamente prende altro valore se tenuto da “ospiti” (regola sicuramente applicata in ogni famiglia italiana), viene alimentata oltre dal sopra citato buonismo e dalla “omertà indotta”, anche da una inefficace ed inefficiente Giustizia italiana che al momento contiene una miriade di incongruenze atte solo a garantire una sempre più diffusa incertezza della pena.

In tutto questo la Comunità Europea enfatizza il problema costringendoci a sottostare a regole che per nulla rispettano la reale situazione da noi vissuta, quindi non tutelanti, ma sicuramente conformi al detto: “sono tutti bravi con il culo degli altri”.

Tornando ai governi incompetenti e che lavorano per il proprio tornaconto economico ed egemonico invece che per implementare uno Stato a misura e a tutela del cittadino, ne conosciamo alcuni che dopo aver costruito leggi inadeguate che tutelano solo chi delinque, impongono alle Forze di Polizia e alle Forze Armate di scendere in campo al fine di mantenere ordine e sicurezza. Questa situazione prende ancor più valenza negativa, poiché gli stessi Governanti dopo aver messo in campo il personale del Comparto Difesa e del Comparto Sicurezza non si preoccupano di garantire agli stessi un addestramento idoneo, i fondi necessari e una tutela contro ogni tipo di ritorsione o attacco.

Tornando al discorso iniziale riferito al razzismo, forse bisognerebbe porsi la domanda se sia meno opportuno avere degli sporadici attacchi da parte di singoli nei confronti dei clandestini ed immigrati ( che comunque rimangono da stigmatizzare e punire in maniera immediata ed esemplare), oppure è cosa peggiore avere dei politici, un Governo, indifferentemente dal colore politico, che incurante delle problematiche vissute dai propri cittadini li espone ad ogni tipo di umiliazione, ad ogni sorta di pericolo agevolando e promuovendo una continua silente invasione.

La peggior forma di razzismo moderno sta nel fatto che i governi, anche attraverso irrazionali politiche estere destabilizzano i paesi più poveri, fomentando le guerre e le instabilità per poi innescare facilitandolo, lo spostamento di masse umane ferite, affamate e impaurite verso i nostri Paesi, al fine di avere manodopera a basso costo, un aumento di natalità e pensioni garantite, come ha affermato più volte ufficialmente il Presidente della Camera Laura Boldrini.

Il tutto senza curarsi che l’accoglienza data sia veramente accoglienza “cristiana”, umana e sostenibile.

Un Paese evoluto e moderno quale l’Italia, prima di aprire le porte ad una immigrazione di tale portata, dovrebbe studiare un vero piano di controllo, accoglienza e successiva sistemazione, al fine di garantire ai migranti una vita dignitosa e agli italiani una vita sicura e degna.

Forse dovremmo rivedere chi sono i nostri nemici e i nostri target.

 

DI: DANIELE COSSU